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lunedì 4 dicembre 2017

SIMONE SCHIROSI IN CONCERTO A SAN PIETROBURGO


25.10.2017. San Pietroburgo: Corpo Musicale Città di Treviglio.
Simone è il biondino, 4° della 1^fila in piedi.

Il fanciullo Simone

       Lui è Simone Schirosi. E' nato a Treviglio, in provincia di Bergamo, ma è figlio di amici provenienti da Galatone (Le).
       Lo vediamo in due immagini: ieri e oggi, in Concerto il 25 ottobre 2017 a San Pietroburgo con il Corpo Musicale Città di Treviglio.
       Chi poteva immaginare che quel ragazzino, che ho accompagnato con la bici a prendere lezioni di musica, sarebbe diventato un bravo artista!

venerdì 6 gennaio 2017

IL 2017 COME IL 1979


       Neve e febbre. Il 2017 come il 1979. Allora insegnavo a Treviglio (BG). Ed ero a casa, nel mio Salento, per le vacanze.
       Mi ero alzato, il 1° o il 2 gennaio, con nessuna voglia di partire. Rimasi a casa per l'intensa nevicata e, soprattutto, per una malattia. Mi dispiace ancora, al ricordo, per i miei alunni che mi aspettarono per quasi un mese.
       Conservo l'agenda 1979. Rileggo, alle prime pagine, il mio piano di lavoro 1978-79. "L'insegnante di italiano e storia, nel biennio, si pone l'obiettivo di far acquisire le capacità di analisi e espressione della realtà sociale, nel suo sviluppo storico e nelle sue espressioni contemporanee. Il metodo di lavoro si basa, soprattutto, sul collegamento passato-presente: il passato interessa per comprendere maggiormente il presente".

giovedì 22 dicembre 2016

SAPER VALORIZZARE LA PROPRIA CITTA'



Una classe V elementare del Salento negli anni '50: una delle prime in Italia a fare ricerche fuori dalla scuola.



       Saper valorizzare la propria città significa capacità di realizzare e curare piazze, spazi aperti e per il gioco-sport, aree verdi, zone pedonali e chiuse al traffico.
       Oggi molte città sono lasciate nel degrado e nell'abbandono. Negli spazi aperti si riunivano, comunicavano, facevano amicizie giovani, anziani, bambini, uomini e donne. Ma politici corrotti e incompetenti hanno cacciato i cittadini dalle piazze e dai marciapiedi.
       Saper valorizzare la propria città, secondo me, è uno degli obiettivi principali da raggiungere. Ecco perché tutti gli insegnanti dovrebbero inserire questo obiettivo nella loro programmazione didattico-educativa.
       Visite guidate, foto e video, interviste ai cittadini, Consiglio Comunale dei Ragazzi (CCR) sono importanti strumenti di lavoro.
       Tali strumenti e metodi adeguati possono far acquisire la mentalità di una città diversa, uno dei valori che rendono la vita degna di essere vissuta.

lunedì 19 dicembre 2016

SAPER VALORIZZARE IL TERRITORIO E L'AMBIENTE



  Saper valorizzare il territorio e l'ambiente significa conoscenza del territorio in cui si vive, capacità di salvaguardare l'ambiente naturale, il mare, la campagna.                                                                                                                                                La scuola, innanzitutto, ha una grande parte nel raggiungimento di questo obiettivo. Tutti gli insegnanti dovrebbero inserirlo nella loro programmazione didattico-educativa. Sono importanti gli strumenti di lavoro (visite guidate, foto e video, interviste, Consiglio Comunale dei Ragazzi). Ancor più importanti i metodi: quelli d'indagine e scoperta, che consentano di cambiare la nostra condizione da cittadini disattenti in ascoltatori e partecipanti.
       I ragazzi così scopriranno "politicanti" e amministratori corrotti, ignoranti, perciò responsabili di inquinamento, malattie, stragi.
          La foto ricorda gli alunni delle classi 1^ e 2^ 1997-98 di un Istituto Tecnico Industriale, nella visita guidata in una zona costiera del Salento. Essi conoscono (oltre al mare) un paesaggio caratterizzato dalla presenza di flora naturale, un rimboschimento a pino d'Aleppo, opere di pietra a secco. Scoprono che l'Amministrazione di quel Comune non ha mai approvato il Piano particolareggiato di valorizzazione di quella zona costiera, difesa soltanto da singoli e associazioni.                                                                                                                                                                                                                                                 






             





sabato 17 dicembre 2016

SAPER ASCOLTARE IN OGNI CAMPO DELLA VITA

Una 3^ classe della Scuola Media Statale di Nardò
       Saper ascoltare significa capacità di ascoltare gli altri, comunicare e rispettare le persone, innanzitutto i meno abbienti e i più deboli (anziani, minori, disabili).
       E' (secondo me) uno degli obiettivi principali da raggiungere, sin dalla scuola. Ecco perché tutti gli insegnanti dovrebbero inserire l'obiettivo della capacità d'ascolto nella loro programmazione didattico-educativa.
       E' anche un'idea per il Consiglio Comunale dei Ragazzi (CCR). Esso può essere uno degli strumenti per far acquisire ai ragazzi questa mentalità, uno dei valori che rendono la vita degna di essere vissuta.

venerdì 9 dicembre 2016

REFERENDUM COSTITUZIONALE: GRAN PARTE DEI GIOVANI PER IL NO

Un gruppo di giovani di un "Comitato per il NO"

       Dopo il referendum del 4 dicembre 2016, mando un saluto e un alto riconoscimento ai giovani indipendenti dei "Comitati per il NO" delle nostre città.
       Tantissimi giovani, lavoratori e disoccupati, sono risultati decisivi per la vittoria del No.
       Essi non hanno creduto al cosiddetto "cambiamento" del governo attuale.
       Essi hanno considerato che le riforme avrebbero portato ad un ulteriore peggioramento delle proprie condizioni di lavoro e di vita. Com'è successo sempre più, soprattutto nelle regioni meridionali.
       Il PD ha la sua parte di responsabilità nel peggioramento degli ultimi anni. #NonbastaunNo!

venerdì 2 maggio 2014

1° MAGGIO NEL RICORDO DI GRAMSCI


Da "Gramsci e il suo tempo", Longanesi, Milano
       Nella foto alcuni giornali con articoli sulla morte di Antonio Gramsci. Egli morì il 27 aprile 1937, dopo 11 anni di sofferenze nelle prigioni fasciste.
       Leggiamo, ad iniziare dalla scuola, le sue opere: le "Lettere dal carcere", i "Quaderni del carcere".
       Il nome di Gramsci è scritto a lettere d'oro sulla bandiera dei veri lavoratori. Dalle opere e dai comportamenti emergono la sua umanità e i valori di onestà e giustizia.
       Chi si batte per questi valori e contro la corruzione, oggi, può definirsi gramsciano.
       La sua voce viene dalla lontananza e dall'isolamento del carcere. Ma parla sempre al nostro cuore e alla nostra intelligenza.

domenica 2 giugno 2013

UN SALUTO AI GIOVANI TURCHI


       2 giugno: anniversario della repubblica italiana.
       Oggi, sul web, ho trovato questa immagine. E' la testimonianza di quello che avviene in Turchia.
       I giovani, innanzitutto, lottano per difendere i baci, gli alberi, la laicità. Tutto è iniziato da una protesta per la difesa di un parco verde. E la protesta sta diventando una ribellione in tutto il Paese.
       Così leggo su internet. Mi piacerebbe che queste notizie siano tutte vere, che le cose stiano davvero così. Mi auguro che la ribellione vinca. 
       I giovani turchi mi stanno conquistando. In tante parti d'Italia si distruggono gli spazi verdi, il territorio e l'ambiente, s'incrementa il traffico e l'inquinamento. E' bello lottare per città più ecologiche, più giuste, più belle.    

lunedì 22 aprile 2013

TANTI AUGURI A RITA

       Rita Levi-Montalcini è una delle persone che ha sempre esercitato un potere d'attrazione verso di me.
       Nata il 22 aprile 1909, moriva il 30 settembre 2012. Nel 1986 aveva ottenuto il Premio Nobel in Medicina e Psicologia.
       Quali sono, secondo lei, i compiti dell'insegnante?
       "L'insegnante ha non soltanto il compito di iniziare i bambini e gli adolescenti alla conoscenza dell'immenso patrimonio culturale lasciato a noi in eredità dai nostri predecessori, ma di trasmettere a ognuno dei ragazzi che gli sono affidati la capacità di apprezzare i valori che rendono la vita degna di essere vissuta" ("Rita Levi-Montalcini racconta la scuola ai ragazzi", Fabbri Editori, 2007).
       A questi princìpi ho cercato di attenermi nella professione e nella vita.

mercoledì 9 maggio 2012

PEPPINO IMPASTATO E' VIVO


       Il 9 maggio 1978, di notte, Peppino torna a casa dalla sua radio. Un mafioso lo ferma, lo lega ai binari della linea Palermo-Trapani e lo fa saltare in aria.
       La storia di questo ragazzo degli anni 70 è raccontata, da Marco Tullio Giordana, nel film "I cento passi".
       Peppino, nato a Cinisi (PA), si forma nel '68. Lotta con coraggio contro la mafia. Ne denuncia gli scempi, con la connivenza delle istituzioni. Riesce a bloccare la costruzione di un complesso turistico sulla costa e di un palazzo abusivo di un mafioso.
       Peppino, per combattere la mafia, si serve di un giornale e di "Radio Aut" (creata nel '76). Nel suo programma, "Onda pazza", prende in giro gli esponenti mafiosi con l'arma dell'ironia.
Peppino tra i giovani e i ragazzi della sua città
       Molto importante, per lui, la comunicazione. La sua idea della radio è quella di uno strumento d'interazione con i cittadini. Così essi si sensibilizzano ed acquisiscono una coscienza politica.

domenica 26 febbraio 2012

LARGO AI GIOVANI?

       Nessuno, nella nostra società, l'ha messo in pratica. Lo dimostrano lo studio del passato e l'esperienza del presente.
       I giovani, soprattutto nei periodi di crisi, sono considerati "pericolosi" dalla classe al potere. Le precarie condizioni di vita spingono tanti giovani alla devianza, alla ribellione, alla lotta.
       La risposta della classe al potere è quella di controllare o reprimere le associazioni e le lotte giovanili. Una forma di controllo? Convincere i giovani che l'azione politica è valida solo se portata avanti in collegamento con i partiti costituiti.
       Un vero lavaggio di cervello! In questo senso tanti giovani si lasciano condizionare (dirigere). Lo si vede, oggi, soprattutto nelle città in cui si vota e potrebbe avvenire un ricambio della classe politica.
       Gli atti di controllo e repressione hanno lo scopo di impedire la libertà, il ricambio e il cambiamento da parte dei giovani. Questi risultano sconfitti, se sono indecisi e non determinanti.
       I veri momenti di cambiamento avvengono proprio quando i giovani assumono un ruolo determinante nella società. Cioè non si fanno dirigere (condizionare).
       Uno di questi momenti è stato il '68. Le esperienze del '68-69 e dei primi anni '70 hanno portato i giovani a farsi largo con le unghie e con i denti, a costituire un ricambio nei partiti e nei sindacati. E, successivamente, un ricambio di classe dirigente.